GIUSEPPE REBURDO
Un impegno cattolico e sociale
Nato culturalmente e politicamente all’interno della galassia cattolica a partire da Azione Cattolica con le varie fasi (ragazzi, giovani, adulti), sino ad approdare verso un più esplicito impegno sociale quali le ACLI. Anni di fermento, di cambiamento, di innovazione ecclesiale e sociale con punti di riferimento forti quali il pontificato di Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, la guerra del Vietnam, l’avvio delle lotte operaie, il cardinale Pellegrino etc. La “fine” del monolitismo cattolico anche in campo politico per misurarsi in “campo aperto” nel movimento operaio tentando di rimanere ancorati, con alterne fortune, allo slogan “fedeltà al movimento operaio, fedeltà alla Chiesa”. Nella sostanza la messa in discussione di un’esperienza e, per quanto riguarda una parte importante del mondo cattolico (ACLI, CISL, A.C., etc..), la fine del collateralismo formale con la DC, l’autonomia, la partecipazione dal basso per cambiare il sistema capitalistico, una critica determinata verso le esperienze “concrete” dei regimi comunisti. Si parlava molto e si approfondiva l’ipotesi socialista, di un socialismo tutto da inventare che faceva della autogestione, lo strumento vero di cambiamento culturale, sociale e politico. Dentro questo contesto ho sviluppato la mia esperienza dal 1963 al 1980 come “protagonista” nelle ACLI ed in stretto raccordo con il movimento operaio tutto, senza distinzioni politiche ed ideologiche. È cresciuta, grazie a questa esperienza, una classe dirigente di area cattolica, o meglio dell’area dei credenti, poco incline ad istituzionalizzarsi. Per cui la mia elezione a Consigliere regionale si è così legata a questa cultura “vincolante”. Infatti nel 1980 le istituzioni venivano da esperienze di giunte di sinistra, rispetto alle quali, come ACLI, non eravamo certo stati né condizionati, né, tantomeno, acritici. Anzi venivano considerati con “fastidio” sia nel mondo cattolico tradizionale che nell’“area di sinistra”. Nel 1980 poi cresceva il movimento per la pace, contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso e degli SS20 nei Paesi del blocco sovietico, che faceva dello slogan “disarmo dagli Urali al Portogallo” e della giustizia tra nord e sud del mondo punti centrali di una vera e propria mobilitazione di massa. Cominciava poi ad emergere la “questione delle centrali nucleari” attorno a cui l’eco-pacifismo si consolidava. È sotto questa spinta, alla quale si aggiungeva la drammatica crisi FIAT del 1980, che sono entrato in Consiglio Regionale. Ho vissuto una fase interessante dove le priorità dei miei comportamenti erano legate fortemente più al movimento esterno che alle logiche strettamente partitiche ed istituzionali. Rivendico quindi con forza questa esperienza che per me è stata un passaggio importante, ma sempre considerata come “passaggio” e non “permanenza”. Nelle istituzioni è alquanto difficile applicare il principio della “trasversalità” anche se lo ritengo fondamentale. Su questioni di fondo quali la pace, la qualità della vita, i diritti dei lavoratori, la centralità dei più deboli e degli emarginati, le corrette politiche di sviluppo consone alla compatibilità ambientale. Nelle istituzioni è alquanto difficile applicare il principio della “trasversalità” anche se lo ritengo fondamentale. Posso dirmi soddisfatto di questa esperienza istituzionale? Penso di sì per i rapporti umani instaurati con parecchi colleghi,per alcuni obiettivi raggiunti, ma anche perché ho “modestamente” evidenziato che chi nasce in esperienze sociali e culturali innovative incontra diffidenze, ostacoli e difficoltà in particolare a livello istituzionale. In effetti oggi si parla tanto di federalismo e di decentramento, ma poco o nulla si fa per rendere veramente permeabili dalla società le istituzioni. Il voto è importante per la democrazia, ma senza la “porosità” delle istituzioni rispetto ai bisogni veri della società la stessa democrazia rimane fondamentalmente “lontana” dal sentire comune. Ma questo problema viene vissuto da chi è nelle istituzioni?
Giuseppe Reburdo
GIUSEPPE REBURDO Nato a Pancalieri (To) il 31 agosto 1937, laureato in Agraria, funzionario della Provincia di Torino, è stato presidente provinciale delle Acli di Torino. Eletto per la prima volta consigliere regionale nel 1980, come indipendente nelle liste del PCI. È stato vicepresidente della Commissione Sanità dal 1980 al 1983. Rieletto consigliere regionale nel 1985 nella circoscrizione di Torino, ancora come indipendente nelle liste del PCI, con 6420 preferenze.
Altri argomenti salienti del numero 7-8
» Ricordo di Aldo Viglione
» La nuova condizione dei colletti bianchi
» Conoscenza e utilizzo della Lingua Piemontese a Torino e Provincia
» Crecita delle consulenze e tagli indiscriminati
» La nuova legge regionale sui rifiuti
» Storia delle Società di Mutuo Soccorso
» Sinagoghe in Piemonte