| CRESCITA DELLE CONSULENZE E TAGLI INDISCRIMINATI | ||
| I dati del bilancio consuntivo dellanno scorso della Regione Piemonte evidenziano una forte crescita dellutilizzo delle consulenze nei vari assessorati (+ 40% circa dal 2000 al 2001). Qualcuno mette in dubbio la possibilità di un confronto tra il bilancio del 2000 e quello del 2001. Nel 2000 cè stato un passaggio di legislatura con le elezioni regionali del maggio e quindi tale anno parrebbe non confrontabile con il 2001. Ma si potrebbe rispondere che il 2000 ha risentito di una spinta elettoralistica alla spese, fenomeno del resto non nuovo. Quindi 2000 e 2001 sono bilanci abbastanza confrontabili e dimostrano una crescita anomala delle consulenze. Le consulenze di per sé non sono un fenomeno negativo, anzi, sono apporti di conoscenze per risolvere i problemi. La consulenza diventa patologica quando viene utilizzato sistematicamente e non eccezionalmente, per affrontare la carenza di organico e per intervenire in ambiti in cui vi sono competenze professionali adeguate tra il personale regionale (manifeste o potenziali:in questultimo caso andrebbe meglio organizzata la formazione della professionalità dei dipendenti della Regione). Va notato che il personale della Regione Piemonte non è numericamente insufficiente, seppure deve tenersi conto che negli ultimi periodi le regioni hanno visto accrescersi le proprie competenze e funzioni, sia per la riforma amministrativa (leggi Bassanini), sia per la riforma costituzionale (titolo V). Va tuttavia detto che, a bilanciare questo aspetto, molti compiti amministrativi sono stati trasferiti alle province (mercato del lavoro, formazione professionale, smaltimento rifiuti, etc.). Anche nella Sanità dove ASL e Aziende ospedaliere, che hanno una loro autonomia di bilancio e con dei valori di spesa per consulenze notevolmente più elevati di quelle per gli assessorati sopra riportati, si è verificata una forte crescita delle consulenze. Tale fatto è stato denunciato con insistenza dallopposizione. Oggi il fenomeno si sta riducendo, ma risulta ancora troppo elevato, in particolare rispetto alle capacità professionali (e alla loro valorizzazione) interne a tali aziende. Se è più difficile valutare le effettive esigenze di consulenze in campo sanitario specifico, negli altri settori (informatizzazione degli uffici, gestione del servizio sanitario sul territorio, formazione del personale, funzioni amministrative, servizio legale, ecc.) queste spese si sono dimostrate spesso ridondanti: a conferma di ciò negli ultimi periodi è stato possibile ridurre le stesse senza pregiudicare la quantità e la qualità dei servizi. Loperazione di contenimento delle spese per le consulenze dovrebbe avvenire non secondo una logica di tagli indiscriminati, ma in un quadro di programmazione degli obbiettivi tesi ad accrescere la economicità della gestione, in cui interagiscono le esigenze di professionalità e di conoscenze specialistiche con le competenze interne del personale sia negli assessorati, sia nelle ASL e delle ASO. Tale personale deve essere oggetto di una prioritaria attenzione in termini di investimenti per formazione e riqualificazione. (da La Nuova Periferia di Chivasso, del 23/10/2002) | ||